Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, signor Ministro, noi non abbiamo pensato che il Ministro non dovesse avere qualcosa da ridere o da sorridere durante l'audizione, il problema è che, secondo noi, non c'è niente da ridere, come invece sembra che voi facciate. Parlo, attraverso il Presidente, alla maggioranza. Non c'è niente da ridere perché la situazione del Paese è una situazione critica, è una situazione in cui è evidente che le politiche economiche, la “Melonomics” è fallita, non ha portato nessuno dei risultati attesi. Questo Documento, che noi avremmo voluto, nell'ambito della trasformazione della governance economica europea, che fosse anche un documento di programmazione, in realtà, si riduce a un documento di sintesi, una sorta di piccolo bilancio, una pagella di quello che è avvenuto. Quindi, fa emergere con grande sincerità anche quelle che sono le aspettative che c'erano così alte e che, invece, sono state totalmente disattese.
Ecco, questo Documento - lo dico in sintesi - è interessante, non perché spieghi che cosa farà il Paese - come noi avremmo, in qualche modo, pensato dovesse essere questo Documento, che abbiamo tentato anche in questo anno e mezzo di provare a condividere, come impostazione, con la maggioranza -, ma dice e spiega molto bene cosa non sta facendo il Governo, spiega molto bene il fallimento della vostra azione. E si vede, quando si confrontano i dati, non con la Francia o la Germania, come raccontavate ancora l'anno scorso su un presunto primato del nostro Paese con questi Paesi, ma, in realtà, si vede anche nel confronto con i Paesi del Mediterraneo, e non soltanto con la Spagna, persino con il Portogallo, con la Grecia. Fanno tutti meglio nella prospettiva.
Quindi, questo Documento è una pagella impietosa. Dice esattamente, su tutte le materie possibili e immaginabili che riguardano l'economia e la società di questo Paese, che non c'è una sola materia sufficiente, salvo che non vogliate considerare come sufficienza la materia che riguarda l'occupazione, dove, sì, aumenta l'occupazione, ma aumenta solo l'occupazione degli ultra cinquantenni, con lavori precari, con lavori sottopagati, sui quali non volete intervenire e che sono, invece, la base del fallimento e della fuga dei giovani da questo Paese.
Ora, perché è un fallimento? Intanto perché c'è un tema, una materia: la crescita, un grande mistero italiano; forse servirebbe una Commissione d'inchiesta per approfondirla. Ci avevate raccontato un'economia solida, un'Italia più forte, un modello vincente. Poi, arrivano i dati del 2025, sono dati certificati, e la crescita è ferma. Immediatamente la reazione è quella secondo cui è colpa di qualcuno. Ora, uno può sbagliare una previsione, può capitare, ma qui non c'è un errore, c'è proprio un cambio totale di realtà, Ministro, perché è evidente dai dati del vostro Documento di finanza pubblica che, come finisce la spinta del PNRR, finisce anche quel po' di crescita che avete ereditato. Insomma, il PNRR vi ha fatto un po' da “104”, da assistenza a un sistema di insufficienza.
Ora, avevate un obiettivo di legislatura dichiarato, che era quello di uscire, prima della fine della legislatura, dalla procedura di infrazione. Perché non ricordarlo? Questo è un obiettivo dichiarato da almeno tre anni ed è un obiettivo fallito. Poi, la colpa è di qualcuno, di qualcosa? Ci avete tentato. Primo tema: il superbonus, che è il colpevole universale. Ecco, negli ultimi mesi è diventato la causa del debito, la causa del deficit, tra un po' diventa anche la causa del traffico di Roma, un po' come per Palermo.
Nessuno nega che ci sia stato un costo, anche con degli effetti, ma la Corte dei conti lo ha detto chiaramente: il problema vero è la crescita debole. Tradotto: se il PIL non cresce, il rapporto debito-PIL peggiora comunque. Poi, voi avete un mito, che è l'avanzo primario. L'avanzo primario è certamente un fattore importante, ma è come quel padre di famiglia che decide di pagare il mutuo e di non dare da mangiare ai figli oppure è come quella favola dell'asino, al quale viene gradualmente dimezzato il cibo, poi alla fine muore e il padrone dice: proprio adesso che l'avevo abituato a non mangiare, mi è morto l'asino. Ma guardate che il Paese non è così. Voi, con questo meccanismo, avete impoverito il 20 per cento del Paese, perché è peggiorato il dato della povertà assoluta e relativa in questi anni. Quindi, mi chiedo cosa ci sia da ridere o da festeggiare.
Poi, avete pensato di dare la colpa all'Istat, e qui il passaggio è stato interessante: quando i numeri non piacciono, non piace chi li dice. Ma l'Istat vi ha risposto con molta calma: i dati sono certificati, è l'Eurostat che controlla. Uno schiaffo in piena regola. E sulla soglia del 3 per cento ha detto anche che non sarebbe bastato il 2,99, serviva meno. Questo ancora contrasta con la vostra narrazione, secondo cui l'avete mancato per un pelino. Altro che per un pelino, per 2 miliardi.
L'altro punto che emerge chiaramente dal Documento è il tema della sanità. Il Documento dice: risorse in aumento sulla sanità, sistema sotto controllo. Poi, leggi bene e finisce che, sulla sanità, il rapporto tra sanità e PIL va addirittura sotto il 6 per cento. Certo, c'è il tempo per rimpinguare, ma attenzione, sull'aumento di cui parla, il Documento copre soltanto costi già esistenti e non rafforza per nulla i servizi, che intanto aumentano, chiedono di aumentare necessariamente, perché invecchia la popolazione e la complessità delle patologie diventa differente. Insomma, nel frattempo cresce il divario tra bisogni e risorse, aumentano le liste d'attesa e aumentano le disuguaglianze tra Nord e Sud, anche su questo tema. Allora, non c'è bisogno di togliere soldi alla sanità, basta lasciarla semplicemente senza ossigeno.
Concludo. Questo Documento è scritto sulla sabbia, è un Documento fragile, Ministro, perché non dice che serve un grande caos, un grande evento perché non ci siano, in qualche modo, delle evoluzioni. Non serve uno scenario catastrofico, basta uno scenario appena peggiore. E, rispetto al 2007, adesso, non è più neanche un tabù parlare di recessione. Colpa di altri? No, è colpa soltanto vostra, di questi anni.
Allora, concludo. Se questo Documento è una pagella, questa pagella è insufficiente ed è evidente che essere affidabili - come ha detto qualche collega - è solo un prerequisito, ma non può essere una strategia di fronte a un Paese da guidare.